Il Corriere della Sera - Web mobile, la battaglia degli scaricatori
08.03.2010
di Chiara Sottocorna
Suonare una partitura di piano sulla tastiera del telefonino, trasformare il monitor in uno specchio per ritoccarsi il trucco, esplorare la mappa del cielo stellato o far diventare il telefono una bussola virtuale. «Al mio cellulare faccio fare quello che mi pare» è il nuovo motto. Basta scaricare l’applicazione preferita da un negozio online, connettendosi con lo smartphone.
Apple ha aperto la strada con l’AppStore. Poi sono venuti gli altri: Nokia con OviStore, Google con l’Android Market, Microsoft con il Marketplace per WindowsPhone. E gli store dei produttori, dal Blackberry AppWorld, al Samsung ApplStore, al PlayNow di SonyEricsson e allo shop di Lg.
Dilaga la moda di personalizzare il cellulare con programmi utili o trendy, trasformandolo in un oggetto per organizzarsi la vita. È questo il business su cui si gioca la crescita della telefonia mobile.
Le mappe scandinave
Gartner prevede che quest’anno saranno scaricate dagli store 4,5 miliardi di applicazioni nel mondo. Otto su dieci sono gratuite (sponsorizzate dalle marche o dalla pubblicità) e, tra quelle a pagamento, le più scaricate costano da 80 centesimi a tre euro. Quello che conta è fare volume con l’idea giusta. A fine gennaio Nokia ha introdotto nel suo store l’Ovi Mappe, che offre la navigazione pedonale in 74 Paesi e in 46 lingue: in tre settimane ha registrato tre milioni di download.
Presente in 18 Paesi, con 60 operatori di telefonia mobile partner, l’OviStore oggi è secondo solo all’AppStore. E ogni mese raddoppia gli utenti. «In gennaio l’Italia era al terzo posto nel mondo per il download di applicazioni — dice Gerard Grech, responsabile dei contenuti multimediali di Nokia —. I più scaricati sono i giochi, che generano più profitto. Poi le mappe e le applicazioni per gestire i contatti nei social network, come Nimbuzz, un successo».
Ma chi guadagna? «Prima di tutto il cliente, perciò la domanda è esplosa — dice Vittorio Veltroni, direttore del Vodafone Internet services in Italia —. Poi gli sviluppatori di software, i produttori di smartphone, gli operatori che aumentano le connessioni all’Internet mobile e fidelizzano gli utenti, le marche che si promuovono».
Alfa Romeo ha diffuso un gioco car-race con le proprie auto protagoniste. Starbucks offre buoni per un caffè abbinati ad applicazioni.
Sul Vodafone Apps Shop da inizio anno l’applicazione Calcio, gratuita, è stata scaricata 50 mila volte: si ottengono i risultati delle partite, ma i goal sono a pagamento. Il modello dominante, quello introdotto da Steve Jobs, che ha fatto la fortuna dell’iPhone, è di premiare gli sviluppatori: a loro va infatti il 70% dei ricavi, mentre il 30% va allo store.
Il peso degli sviluppatori
Apple è riuscita così a creare un’enorme comunità e a offrire nel suo store quasi 150 mila applicazioni in decine di categorie. Gli altri hanno adottato lo stesso tipo di accordo, cercando di creare una propria comunità di sviluppatori.
Il Marketplace per WindowsPhone, lanciato nell’ottobre scorso, conta su 1.300 aziende di sviluppo software. Per Windows Mobile (installato su 30 milioni di telefonini nel mondo) esistono già 20 mila applicazioni, vendute anche attraverso i partner. Un terzo sono gratuite, i due terzi a pagamento. «Ora sul Marketplace s i possono mettere cinque applicazioni con un abbonamento annuale da 99 dollari. Sono gli sviluppatori a stabilire il prezzo di vendita. Una piccola azienda italiana può vendere in 26 Paesi la propria applicazione: se, ad esempio, ottiene centomila download a un euro l’uno, ha guadagnato 100 mila euro, spiega Luca Colombo, responsabile Consumer e online marketing di Microsoft Italia.
Per gli smartphone con il nuovo sistema operativo Windows Phone7, in arrivo a fine anno, Microsoft punta anche sullo Zune Store per l’intrattenimento mobile: musica, video, radio in streaming, e gli stessi giochi in formato tascabile della Xbox. Le novità saranno annunciate a Las Vegas il 15-16 marzo al Mix, conferenza degli sviluppatori.
Il 2010 è un anno decisivo per questo mercato che oggi vale 5 miliardi di dollari, secondo Wireless Expertise, e nel 2013 varrà 16,60 miliardi, il triplo. Secondo le previsioni più ottimistiche di Gartner le applicazioni mobili potrebbero raggiungere un valore di 29,5 miliardi di dollari fra tre anni.
Ma la competizione si fa dura. «L’AppStore continuerà a essere leader, seguito da Ovi e dall’Android Market— prevede Anuj Khanna, amministratore delegato di Wireless Expertise, autore del rapporto —. Android potrà crescere molto in numero di applicazioni, ma Apple ha maggiore abilità di marketing e riesce a trascinare i consumatori».
Oggi l’Android Market offre 20 mila applicazioni e quattro utenti su cinque ne scaricano una a settimana.
A fare da traino è la comunità: se un’applicazione piace, è commentata e votata, quindi sale nella graduatoria dei download.
Ne l la top-ten ci sono prodotti Google, come il Maps, il Listen (per ascoltare podcast e radio) o il Translate, traduttore automatico. Uno studio di Nielsen e Tellabs indica che nei prossimi sei mesi un ruolo importante sarà giocato dagli Internet player, come Facebook e Google. Ma anche da media tradizionali, come la Bbc, che diffonde i suoi contenuti attraverso le applicazioni mobili.
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