Italia Oggi - Stretta disciplinare sugli avvocati
08.03.2010
di Antonio Ciccia
Porta socchiusa (non sbarrata) ai negozi giuridici con vetrina sulla strada: non c'è un “no” pregiudiziale, ma si devono evitare insegne o comunicazioni commerciali ingannevoli. È una delle decisioni più significative su procedimenti disciplinari trattati nel 2009 dal Consiglio Nazionale Forense (Cnf), che in totale sono stati 490, come sottolineerà mercoledì il presidente del Cnf, Guido Alpa, in occasione della cerimonia di apertura dell'anno giudiziario forense, alla presenza del ministro della giustizia Angelino Alfano e dei rappresentanti istituzionali e politici del mondo giudiziario.
Il Cnf non si è occupato solo di avvocati e pubblicità, ma anche di tariffe e compensi sproporzionati, di conflitto di interessi, di rapporti di credito tra avvocato e cliente e infine di divieto di esercizio della professione per pubblici impiegati a part-time.
Negozio giuridico. Aprire uno studio legale su strada con le vetrine e le insegne come un qualsiasi altro esercizio non è di per sé illegittimo. Ma bisogna fare attenzione alle modalità operative/comunicative adottate per la finalità di attrarre clientela che non devono apparire come illecite forme di accaparramento di clientela e di pubblicità irregolare. Non è corretto usare un acronimo che abbia un significato nel linguaggio corrente induttivo della volontà di chi lo legge e (ad esempio il caso dello studio Alt) e non è corretto neppure pubblicizzare una «prima consulenza gratuita» perché un semplice colloquio di orientamento con il cliente è non oneroso per prassi. Insomma una chiusura nel caso concreto, ma non una chiusura assoluta e definitiva. Ci possono essere negozi giuridici rispettosi del decoro professionale anche nelle modalità di comunicazione alla clientela.
Tariffe. Il capitolo dei compensi può diventare un terreno di forte attrito tra avvocato e cliente. E l'avvocato per evitare strascichi disciplinari non deve chiedere compensi non proporzionati all'attività svolta, addirittura oltre i massimi tariffari: non potrà passare indenne da un procedimento anche quando gli onorari sono concordati in via forfettaria con il cliente. Vale pur sempre il superiore canone deontologico di correttezza e disinteresse, cui deve ispirarsi la condotta dell'avvocato. L'avvocato non può decidere di auto-esonerarsi dalla tariffa professionale e dai canoni deontologici relativi alla determinazione del compenso, ritenendoli non adeguatamente remunerativi della propria attività.
Conflitto di interessi. È illecito disciplinare lasciare un cliente e prenderne un altro coinvolto nel medesimo procedimento in conflitto di interessi con il primo. L'avvocato violai doveri di lealtà, correttezza e fedeltà nei confronti della parte assistita e il divieto di assunzione di incarico contro ex clienti (articolo 51 del codice deontologico).
Prestito ai clienti. Incorre in sanzione disciplinare l'avvocato che riceve un prestito dal cliente, anche se la restituzione avviene con compensazione sull'onorario dovuto per l'attività professionale. Il fatto stesso di intrattenere rapporti di carattere economico con il proprio assistito vìola il canone dell'articolo 35 del codice deontologico sul rapporto di fiducia con la parte assistita. Con il proprio assistito bisogna evitare di intrattenere rapporti di carattere economico (quindi anche dare o ricevere prestiti), a prescindere dal fatto che il rapporto economico sia inifluente sul rapporto professionale.
Albi chiusi ai dipendenti pubblici a part-time. È stata confermata la linea dura del Consiglio nazionale sulla cancellazione dall'albo per i dipendenti pubblici part-time, disciplinata dalla legge 339 del 2003. La legge ha ripristinato la incompatibilità tra professione forense e rapporto di pubblico impiego anche part-time , assegnando gli interessati un termine di 36 mesi dall'entrata in vigore della norma per optare tra l'una e l'altra strada. Una sentenza (210/09) ha ribadito non solo l'assolutezza della incompatibilità ma ha evidenziato come la normativa non violi nessun diritto quesito (per coloro già iscritti all'albo forense nel 2003) per la mancata previsione di una norma transitoria ad hoc. Questa la ragone per cui i giudizi disciplinare contro impiegati pubblici a part-time non possono essere sospesi neppure nelle more della decisione della la Corte di Giustizia delle Comunità europee chiamati a pronunciarsi in materia su ricorso pregiudiziale di un giudice di pace di Cortona.
Le statistiche. Si registra un incremento dei procedimenti sopraggiunti nell'anno rispetto all'anno scorso (291) di cui decisi 290, con una pendenza residua dell'anno di 237 procedimenti. I ricorsi esaminati sono stati 405 (decisi ovviamente 209). Il 2009 segna un incremento di tutte le sanzioni, significativo in alcuni casi come per la sospensione dall'esercizio professionale (passate da 62 a 84), avvertimento (da 41 a 35), censura (da 38 a 43).
La Commissione del Cnf, inoltre, ha emesso un totale di 52 pareri (+ 8 % sul 2008), con una sopravvenienza di 57 quesiti nel 2009. Tra i più importanti il parere 1/2009, con il quale si è ribadita in linea generale la compatibilità tra l'esercizio professionale forense e l'attività di amministratore di condominio.
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